Ci sono anni che passano quasi senza lasciare un ricordo e altri che, molto tempo dopo, scopriamo essere stati un confine.
Per Montella uno di questi è il 1809.
Se potessimo tornare nel paese all’inizio di quell’anno, probabilmente non avremmo subito la sensazione di assistere a qualcosa di straordinario. Le famiglie continuerebbero a vivere nelle loro case, gli uomini uscirebbero per lavorare, nascerebbero bambini, si celebrerebbero matrimoni e qualcuno morirebbe, come era accaduto per generazioni.
Eppure intorno a quelle vite il mondo stava cambiando.
Da pochi anni il Regno di Napoli era entrato in una stagione di trasformazioni profondissime. Nel 1806 era stata abolita la feudalità e anche per Montella si era conclusa l’epoca dei signori feudali: gli ultimi erano stati i Doria, principi di Angri.
Non era soltanto un cambiamento formale. Stava scomparendo un ordinamento che per secoli aveva regolato territori, diritti e rapporti tra comunità e feudatari, mentre una nuova amministrazione cercava di raggiungere in modo sempre più diretto le persone e i comuni del Regno.
E dentro quella grande trasformazione c’era anche un uomo nato a Montella.
Michelangelo Cianciulli era nato qui nel 1734. Giurista e magistrato, aveva raggiunto i vertici dell’amministrazione del Regno e, durante il governo di Giuseppe Bonaparte, era diventato ministro della Giustizia. La legge del 1806 che abolì la feudalità porta anche la sua firma e fu in buona parte frutto del lavoro della sezione legislativa del Consiglio di Stato che egli dirigeva.
Nel 1808, quando Giuseppe Bonaparte lasciò Napoli per il trono di Spagna, Cianciulli ricevette anche l’incarico di presiedere in sua vece il Consiglio di Stato durante quella delicata fase di passaggio.
Poco dopo arrivò a Napoli Gioacchino Murat.
Così, mentre un montellese partecipava direttamente alla costruzione del nuovo ordinamento del Regno, quelle trasformazioni stavano per raggiungere anche la quotidianità del suo paese natale.
Non attraverso una grande battaglia o un avvenimento destinato a essere ricordato nelle cronache.
Attraverso una penna e un registro.
Fino ad allora la memoria scritta delle famiglie era stata custodita soprattutto dalle parrocchie. Battesimi, matrimoni e sepolture erano annotati nei libri ecclesiastici e ancora oggi quei registri rappresentano una fonte fondamentale per chi cerca le generazioni più antiche.
Alla fine del 1808, però, nel Regno di Napoli viene introdotto un nuovo sistema. I Comuni devono conservare registri civili delle nascite, dei matrimoni e delle morti.
A Montella quei registri cominciano proprio nel 1809.
È difficile non provare a immaginare il momento in cui uno di quei primi libri venne aperto.
Una pagina ancora vuota.
L’inchiostro.
La penna.
Poi qualcuno entra per dichiarare una nascita.
L’ufficiale scrive un nome.
Qualche giorno più tardi ne scrive un altro.
E poi un altro ancora.
Nessuno di loro sta cercando di raccontare la storia di Montella. Stanno semplicemente adempiendo a ciò che la nuova amministrazione richiede.
Eppure, giorno dopo giorno, è proprio una storia quella che comincia a depositarsi sulla carta.
Entrano nei registri i bambini appena nati insieme ai loro genitori. Entrano uomini e donne che si sposano. Entrano le persone alla fine della loro vita. Insieme ai nomi compaiono età, parentele, mestieri, abitazioni, strade e luoghi.
Informazioni registrate per necessità amministrativa che, due secoli dopo, hanno assunto un valore completamente diverso.
Per noi sono diventate memoria.
Alla fine del 1809, nei registri di Montella, troviamo 234 nascite, 139 morti e 28 matrimoni.
Oggi possiamo riassumere un intero anno in pochi secondi.
Per chi lo visse, naturalmente, quei numeri non esistettero mai tutti insieme.
Esistette un bambino alla volta.
Una famiglia alla volta.
Una coppia alla volta.
Una morte alla volta.
Un padre poteva presentarsi per dichiarare la nascita di suo figlio senza sapere che quel nome sarebbe stato ancora leggibile più di duecento anni dopo. Due persone potevano sposarsi senza immaginare che un loro discendente avrebbe utilizzato proprio quell’atto per risalire alle generazioni precedenti. Qualcuno poteva dichiarare una morte pensando soltanto alle ore appena trascorse, mentre quelle poche righe avrebbero finito per sopravvivere alla memoria di tutti coloro che erano presenti quel giorno.
È questo che rende quei primi registri così affascinanti.
Non furono scritti per noi.
Non furono pensati come una cronaca del paese.
E proprio per questo riescono a raccontarlo in un modo straordinariamente concreto.
Pagina dopo pagina, Montella entra nei registri senza sapere di starlo facendo.
Il 1809 è quindi un punto di partenza particolare.
Da una parte c’è la grande storia: la fine della feudalità, il decennio francese, Giuseppe Bonaparte, Gioacchino Murat, le nuove leggi e un montellese come Michelangelo Cianciulli coinvolto direttamente in quelle trasformazioni.
Dall’altra c’è una storia infinitamente più piccola.
Qualcuno nasce.
Qualcuno si sposa.
Qualcuno muore.
E il Comune lo scrive.
È proprio dall’incontro tra questi due livelli che nasce una delle fonti più preziose per la ricerca genealogica.
Perché le grandi riforme del Regno hanno prodotto dei documenti che oggi ci permettono di tornare dentro le vite delle persone comuni.
Quelle che raramente trovavano spazio nei libri di storia.
Nei prossimi articoli entreremo davvero dentro il 1809.
Non partiremo più dalle riforme o dai sovrani, ma dalle persone che compaiono in quelle pagine. Vedremo cosa raccontano le nascite e le morti, come si formavano le famiglie attraverso i matrimoni e in quali luoghi del paese vivevano.
Per ora rimaniamo davanti al primo registro.
Montella, 1809.
Intorno sta cambiando il Regno di Napoli.
Qualcuno apre un libro ancora vuoto, prende una penna e scrive un nome.
È soltanto un atto amministrativo.
Ma è l’inizio di una memoria che, più di duecento anni dopo, possiamo ancora leggere.
NOTA STORICA E DOCUMENTARIA
Michelangelo Cianciulli, nato a Montella nel 1734, ricoprì importanti incarichi durante il regno di Giuseppe Bonaparte. Fu ministro della Giustizia, diresse la sezione legislativa del Consiglio di Stato e partecipò alla riforma che portò all’abolizione della feudalità nel 1806. Nel 1808 Giuseppe Bonaparte gli affidò inoltre la presidenza del Consiglio di Stato in sua vece nella fase precedente all’insediamento di Gioacchino Murat.
I dati relativi alle 234 nascite, 139 morti e 28 matrimoni derivano dall’analisi dei registri di Montella relativi all’anno 1809.
ARTICOLI SUCCESSIVI DELLA SERIE
Montella 1809 – Nascere e morire in un paese di inizio Ottocento
Montella 1809 – Ventotto matrimoni e le famiglie che si incontrano
Montella 1809 – Strade, casali e geografia delle famiglie

