Dal nome a una storia documentata: il destino di Alfonso Rubino

Acerno, 1889-1918. Una fotografia, un ricordo familiare e i documenti che hanno permesso di ricostruire la storia di un soldato partito per la Prima Guerra Mondiale e mai più tornato.

Molte ricerche genealogiche cominciano da pochissimo.

Una fotografia, un nome, una frase tramandata in famiglia.

Di Alfonso Rubino era rimasto soprattutto questo: una fotografia conservata nella cappella di famiglia e il ricordo di un uomo partito per la Prima Guerra Mondiale e mai più tornato.

La famiglia voleva sapere chi fosse stato e che cosa gli fosse accaduto.

Era abbastanza per cominciare.

Prima della guerra

La prima parte della ricerca ha riportato Alfonso dentro la sua famiglia.

Dai registri dello Stato Civile di Acerno sappiamo che nacque il 30 luglio 1889. Era calzolaio, figlio di Luigi Rubino, vetturale, e Carmela Pantalena.

Archivio di Stato di Salerno, Atti di Nascita, Comune di Acerno, anno 1889, atto n. 77 — Alfonso Rubino, 30 luglio 1889. Fonte: Portale Antenati.

Poi compare Carolina Di Lascio, nata il 28 ottobre 1885, figlia di Vito Di Lascio, colono, e Sofia Cuozzo.

Archivio di Stato di Salerno, Atti di Nascita, Comune di Acerno, anno 1885, atto n. 98 — Carolina Di Lascio, 28 ottobre 1885. Fonte: Portale Antenati.

Alfonso e Carolina si sposarono ad Acerno il 17 agosto 1913. Il matrimonio è registrato nell’atto n. 9.

rchivio di Stato di Salerno, Atti di Matrimonio, Comune di Acerno, anno 1913, atto n. 9 — Rubino Luigi detto Alfonso e Di Lascio Carolina, 18 agosto 1913. Fonte: Portale Antenati

La fotografia cominciava così ad avere un contesto preciso. Alfonso aveva un mestiere, dei genitori, una moglie e una vita iniziata molto prima della guerra.

Restava però la domanda principale: che cosa accadde dopo la sua partenza?

Il soldato Alfonso Rubino

La documentazione militare conservata presso l’Archivio di Stato di Salerno ha permesso di proseguire la ricerca.

Dal foglio matricolare risulta che Alfonso prestò servizio come soldato nel 13° Reggimento Artiglieria da Campagna.

Archivio di Stato di Salerno, Ruoli matricolari, Distretto militare di Salerno, classe 1889, matricola n. 21450 — Rubino Alfonso.

Il 13 ottobre 1918 morì presso l’Ospedale da Campo n. 0153 di Mirandola, in provincia di Modena.

La stessa morte trova riscontro nell’atto redatto a Mirandola, n. 89, nella scheda dell’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra e nella documentazione commemorativa relativa ai militari morti presso l’ospedale.

Fonti differenti permettono quindi di fissare con precisione ciò che la memoria familiare non aveva più conservato: Alfonso era arrivato a Mirandola mentre era ancora in servizio e lì morì, a poche settimane dalla conclusione del conflitto.

Una sola parola: “malattia”

Nei documenti la causa della morte è indicata in modo essenziale:

“malattia”.

Non risulta quindi che Alfonso sia morto in combattimento.

Era partito per la guerra, ma a ucciderlo non furono le armi. Morì per una malattia mentre era ancora un soldato, il 13 ottobre 1918.

La data rende inevitabile guardare anche al contesto storico. Proprio nell’autunno del 1918 l’influenza cosiddetta “spagnola” attraversava una delle sue fasi più violente e colpiva duramente anche militari e strutture sanitarie.

Il collegamento è plausibile, ma i documenti individuali di Alfonso non specificano quale malattia lo abbia ucciso. Non possiamo quindi trasformare il contesto storico in una diagnosi.

Possiamo però ricostruire con certezza il contrasto più forte della sua storia: Alfonso aveva lasciato Acerno per una guerra che stava ormai per finire e morì in un ospedale militare, per malattia, ventidue giorni prima del 4 novembre 1918.

Quello che la famiglia non sapeva più

All’inizio c’era una fotografia e un’assenza.

Alfonso era partito e non era tornato.

Dopo più di un secolo, i documenti permettono di ricostruire ciò che accadde.

Sappiamo quando nacque e chi erano i suoi genitori. Sappiamo che faceva il calzolaio e che nel 1913 sposò Carolina Di Lascio. Conosciamo il reparto nel quale prestò servizio e sappiamo che morì a Mirandola il 13 ottobre 1918.

E soprattutto quella lunga assenza assume finalmente un significato diverso.

Alfonso non aveva abbandonato Carolina.

Era rimasto in servizio fino alla fine della sua vita. Non morì in combattimento, ma per una malattia mentre la guerra era ancora in corso.

Quella fotografia conservata nella cappella di famiglia oggi non rappresenta più soltanto un uomo partito e mai tornato.

Rappresenta Alfonso Rubino.

Quando un ricordo può ancora essere verificato

È questo che può accadere quando un ricordo familiare viene confrontato con i documenti.

Non serve conoscere già tutta la storia.

A volte si parte da un nome, da una fotografia o da poche parole conservate attraverso le generazioni. Poi bisogna capire quali fonti possono ancora esistere e mettere in relazione ciò che emerge.

Nel caso di Alfonso sono stati utilizzati lo Stato Civile, il foglio matricolare, l’atto di morte, l’Albo d’Oro e altre fonti relative al suo servizio militare.

Il risultato non è soltanto conoscere una data in più.

È poter restituire alla famiglia una storia documentata, distinguendo ciò che sappiamo con certezza da ciò che rimane ancora da approfondire.

Hai anche tu una storia rimasta incompleta?

In molte famiglie esiste ancora qualcuno del quale si conosce soltanto una parte della storia.

Un soldato partito e mai tornato. Un emigrante di cui si sono perse le tracce. Una fotografia senza una data. Un nome ricordato dai nonni ma mai collocato con precisione nella storia familiare.

Anche poche informazioni possono essere sufficienti per iniziare.

Se hai un nome, una fotografia o un racconto di famiglia, raccontami quello che conosci.

Da lì possiamo capire quali documenti esistono ancora e quale parte di quella storia può essere ricostruita.

Contact Form 1

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *