Montella, 1809. Dentro un paese di due secoli fa

Il 13 gennaio 1809 nasce a Montella Felicissimo Salvadore Rafaele Di Iasi. Suo padre Giuseppe ha 38 anni, abita a San Simeone e nell’atto viene indicato come chiodarolo.

Nello stesso giorno nasce un altro bambino. Suo padre, Lorenzo Di Simone, abita a Sorbo ed è un bracciale.

Il giorno successivo compare Salvadore Varallo, di San Giovanni: custode di porci.

Sono bastati tre atti perché Montella cominciasse a prendere forma.

Non più soltanto nomi, date e parentele, ma uomini che lavoravano il ferro, vivevano della terra, accudivano animali. Continuando a sfogliare i registri dello Stato Civile del 1809, quella fotografia diventa sempre più nitida: compaiono botteghe, commerci, professionisti, uomini che trasportavano merci, persone che disponevano di proprietà e mestieri di cui oggi abbiamo quasi dimenticato perfino il significato.

Una piccola parola scritta accanto a un nome può raccontare molto più di quanto sembri.

Il mestiere più diffuso: il bracciale

Un termine ritorna nei registri più di ogni altro: bracciale.

Nel registro delle nascite del 1809 sono 225 gli atti nei quali è riportata una qualifica del padre. In 145 casi compare proprio questa parola.

Quasi due padri su tre.

Il bracciale viveva principalmente del proprio lavoro manuale, molto spesso agricolo e a giornata. Dietro quei nomi possiamo quindi intravedere una parte consistente della Montella di inizio Ottocento: uomini la cui vita era legata alla terra, al ritmo delle stagioni e alla disponibilità quotidiana di lavoro.

Ma sarebbe sbagliato immaginare un paese formato da una popolazione agricola indistinta.

Accanto ai bracciali compaiono agricoltori, caprai, vaccari, pecorari, custodi di porci e altre figure legate all’allevamento e alla gestione della campagna.

La terra dominava l’economia locale, ma non esauriva affatto la vita di Montella.

Le botteghe di Montella nel 1809

Continuando a sfogliare gli atti cambiano anche i rumori che possiamo immaginare per le strade del paese.

Nei registri compaiono calzolai, falegnami, ferrari, muratori, sartori, chiodaroli, seggiari, cerchiari e scalpellini.

Erano gli uomini che producevano, costruivano e riparavano gli oggetti della vita quotidiana.

Il calzolaio lavorava le scarpe, il sartore gli abiti, il falegname il legno. Il ferraro produceva e riparava oggetti in ferro. Il chiodarolo ci ricorda un mondo nel quale anche qualcosa di semplice come un chiodo nasceva dal lavoro manuale di una bottega.

Alcune qualifiche, come seggiaro e cerchiaro, ci obbligano oggi quasi a imparare nuovamente il vocabolario materiale di un paese di due secoli fa.

Il mestiere non era soltanto un modo per guadagnarsi da vivere. Poteva rappresentare una competenza trasmessa all’interno della famiglia, una bottega, una rete di clienti e una precisa posizione all’interno della comunità.

La Piazza: commercio, cibo e vita quotidiana

Il 29 marzo 1809 nasce una bambina. Suo padre è Gabriele Troisi, 28 anni, abitante alla Piazza.

Professione: maccaronaro.

Non è un caso isolato. Nei registri del 1809 la stessa professione compare più volte.

Il 18 agosto, sempre alla Piazza, troviamo invece Donato Ciociola, 34 anni.

È un acquavitaro.

L’acquavitaro era legato alla produzione o alla vendita di acquavite, una professione oggi praticamente scomparsa dal nostro lessico quotidiano.

Intorno a queste figure incontriamo negozianti, osti, tavernari, cantinieri, molinari, macellai e altre attività legate alla produzione, alla vendita e al consumo di alimenti.

La Montella agricola comincia così ad assumere un’altra dimensione.

Ci sono botteghe, luoghi nei quali si mangia e si beve, merci che cambiano mano, persone che comprano e vendono.

I registri non descrivono direttamente quelle scene.

Ma ci consegnano i nomi degli uomini che le rendevano possibili.

Uomini, merci e strade

Il 21 febbraio 1809, a Garzano, nasce un bambino. Suo padre Giuseppe ha 35 anni e viene indicato come viaticale.

La stessa qualifica ritorna negli atti dell’anno.

È una di quelle parole davanti alle quali una ricerca genealogica non può fermarsi alla semplice trascrizione.

Il termine era collegato al trasporto delle merci, attraverso carri o animali da soma.

Una sola parola cambia così la prospettiva.

Montella non era soltanto un luogo nel quale si produceva e si consumava. Era collegata agli altri paesi e ai mercati circostanti. Le merci dovevano entrare e uscire, attraversare strade e montagne, essere trasportate da uomini che facevano del viaggio il proprio lavoro.

Anche il territorio boschivo aveva una funzione economica. Nei registri compare, per esempio, il carboniere, figura che ci ricorda come i boschi fossero anche luoghi di lavoro e produzione.

Galantuomini, proprietari e possidenti

Non tutte le parole che troviamo accanto ai nomi indicano però un mestiere.

A un certo punto compaiono qualifiche diverse:

Galantuomo.

Proprietario.

Possidente.

Queste parole non descrivono necessariamente ciò che una persona faceva ogni giorno. Ci parlano piuttosto della sua condizione economica e della posizione occupata all’interno della comunità.

Nel Mezzogiorno dell’epoca il termine galantuomo era utilizzato per indicare una persona appartenente a una fascia socialmente distinta della popolazione, spesso legata alla proprietà, alle professioni o alla borghesia locale.

Nel registro delle nascite del 1809 incontriamo, tra gli altri, Vincenzo De Rogatis alla Serra, Gioacchino Natelis alla Piazza e Giuseppe Cianciulli a San Giovanni indicati come galantuomini. La stessa qualifica compare anche negli altri registri dello Stato Civile.

Poi troviamo proprietari e possidenti.

La differenza con il bracciale è importante.

Due uomini potevano vivere nello stesso paese, comparire a poche righe di distanza nello stesso registro e appartenere a realtà economiche e sociali profondamente differenti.

Uno viveva principalmente del proprio lavoro.

L’altro disponeva di beni, terre o rendite.

A questo punto i registri non ci stanno più raccontando soltanto quali mestieri si facevano a Montella nel 1809.

Cominciano a mostrarci come era strutturata la società montellese.

Notai, dottori e professionisti

Tra le pagine emerge anche una Montella che difficilmente assoceremmo a un semplice paese agricolo.

Compaiono notai, dottori, professionisti del diritto e figure legate alla medicina.

Nel marzo del 1809 incontriamo uomini qualificati come notare e notaro.

Negli atti compaiono anche un dottore, un professore di legge, un giudice a contratti e uno speziale di medicina.

Negli altri registri dell’anno troviamo inoltre farmacisti, un libraro e figure appartenenti al mondo ecclesiastico.

Numericamente rappresentano una parte molto più piccola della popolazione rispetto ai bracciali, ma proprio per questo risultano particolarmente interessanti.

Testimoniano l’esistenza di un livello professionale e culturale che affiancava il mondo agricolo, artigiano e commerciale.

Un notaio, inoltre, può diventare una figura fondamentale in una ricerca genealogica.

Non compare soltanto come abitante del paese. Può tornare negli atti attraverso i quali intere famiglie compravano e vendevano beni, dividevano eredità, stipulavano accordi o regolavano patrimoni.

Seguire una professione significa quindi, qualche volta, seguire anche una rete di relazioni.

Le parole che abbiamo dimenticato

Viaticale.

Seggiaro.

Cerchiaro.

Funzaio.

Casiere.

Alcune qualifiche presenti nei registri del 1809 sono immediatamente comprensibili. Altre richiedono ricerca.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’analisi dei documenti antichi.

Non dobbiamo avere fretta di tradurre ogni parola in una professione moderna.

Il significato di una qualifica poteva cambiare nel tempo e poteva assumere sfumature differenti da un territorio all’altro.

Un termine oggi poco comprensibile può diventare il punto di partenza per consultare atti notarili, catasti, documenti comunali, fonti linguistiche e altri archivi.

Dietro una parola quasi dimenticata può nascondersi un intero pezzo della vita di un antenato.

Perché il mestiere è importante in una ricerca genealogica

Un albero genealogico può limitarsi a poche informazioni fondamentali:

nome, cognome, nascita, matrimonio e morte.

Sono dati indispensabili.

Ma non sempre bastano per raccontare una persona.

Immaginiamo di trovare un antenato indicato come calzolaio.

Poi suo figlio.

Calzolaio anche lui.

E qualche decennio dopo, ancora la stessa professione nel nipote.

A quel punto nasce una domanda: esisteva una bottega familiare? Il mestiere veniva tramandato di padre in figlio?

Oppure immaginiamo due uomini con lo stesso nome e cognome vissuti nello stesso periodo.

Uno è bracciale.

L’altro è maccaronaro.

Quella professione può essere proprio l’elemento che permette di distinguerli e di evitare di attribuire alla propria famiglia la persona sbagliata.

Il mestiere può quindi diventare una prova indiretta, un elemento di identificazione, un’indicazione sulla condizione economica o la traccia di una tradizione familiare.

Ma soprattutto restituisce qualcosa che una sequenza di nomi non riesce a dare:

una vita quotidiana.

Montella nel 1809: un paese molto più complesso di quanto sembri

Alla fine dei registri emerge l’immagine di una Montella fortemente legata alla terra, ma tutt’altro che uniforme.

Ci sono uomini che lavorano la terra e uomini che la possiedono.

Pastori e commercianti.

Artigiani e trasportatori.

Maccaronari, osti e tavernari.

Notai, dottori, speziali e uomini di legge.

Galantuomini, proprietari e possidenti.

E poi mestieri e qualifiche che oggi dobbiamo quasi riscoprire.

Tutto questo emerge da annotazioni che, a prima vista, potrebbero sembrare secondarie: poche parole scritte accanto al nome di un padre, di uno sposo o di una persona registrata in un atto.

Ma è proprio in quelle parole che la genealogia incontra la storia sociale.

Perché ricostruire una famiglia non significa soltanto sapere chi veniva prima di noi.

Significa provare a capire dove viveva, che lavoro faceva, quali possibilità aveva e quale posto occupava nella comunità.

Ed è così che i registri dello Stato Civile di Montella del 1809 smettono di essere semplici elenchi di nomi.

Diventano il ritratto di un paese.

Un paese che, dopo più di duecento anni, è ancora lì tra quelle pagine.

Bisogna soltanto fermarsi a leggerlo.

Che mestiere facevano i tuoi antenati?

Hai mai trovato accanto al nome di un tuo antenato una professione che non conoscevi, una qualifica particolare o una parola di cui oggi abbiamo perso il significato?

A volte è proprio quel piccolo dettaglio a raccontare molto più di una data.

Perché sapere quando è vissuto un antenato ci permette di collocarlo nel tempo.

Scoprire come viveva ci permette di cominciare a conoscerlo.

FONTI

La ricerca è stata realizzata attraverso l’analisi dei registri dello Stato Civile di Montella del 1809, con particolare riferimento agli atti di nascita, matrimonio e morte.

Le qualifiche sono state mantenute nella forma storica quando questa risulta significativa. Nell’elaborazione quantitativa sono state uniformate soltanto le varianti ortografiche riconducibili con ragionevole certezza alla stessa professione o condizione sociale.

Per l’interpretazione dei termini storici sono stati utilizzati dizionari della lingua italiana, lessici genealogici e fonti storico-linguistiche.

Raccontami il nome del tuo antenato, il paese e, se lo conosci, il mestiere che svolgeva. Possiamo partire da lì per seguire le sue tracce negli archivi.


Questo articolo fa parte delle ricerche dedicate alla storia delle famiglie e degli antichi mestieri di Montella.

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